LUDOVICA CARBOTTA - Monowe (the residence, the lodge, the shelter)

Fino al 26 luglio
10 giorni rimanenti

"Non ho ancora deciso come chiamarmi. Sono il cittadino di Monowe, l’unico. Non sono nato qui ma è da qui che provengo"

Monowe (the residence, the lodge, the shelter), la prima personale a Roma dell’artista Ludovica Carbotta a cura di Ilaria Gianni, realizzata in collaborazione con il collettivo di architetti Orizzontale, è un nuovo capitolo del progetto Monowe, una città immaginaria progettata per essere abitata da un’unica persona, che sovrasta gli agglomerati urbani esistenti e si manifesta attraverso vari elementi (architetture, infrastrutture, istituzioni, documenti, voci).

A metà strada tra rovina e cantiere aperto, Monowe mira a replicare l'attuale stile di vita urbano, solitario e individualista, radicalizzandolo fino alla costruzione di una condizione estrema per un solo uomo. Da un lato risponde alla crescente paura dell'altro, offrendo un'area di protezione; dall'altra riflette sul modello di città utopistica come ripensamento dello spazio cittadino, arrivando a contraddirne proprio l’identità: non più un insediamento umano di molti individui ma un luogo di e per una singola persona.

La mostra presenta l’abitazione del suo unico abitante, che in un’intervista a se stesso rivela: <>. <> <<[…] io vivo a Monowe, esisto e sono completo "in lei" >>.

In occasione di Monowe (the residence, the lodge, the shelter), gli spazi della Fondazione, prendono le sembianze di una abitazione, o meglio di due abitazioni. Una innestata sull’altra, si disturbano a vicenda, creando un corto circuito spaziale, dove due tempi e spazi si sovrappongono. Pareti reali e scenografie si intersecano, lasciando visibili un perimetro all’interno del quale troviamo una sedia, un tavolo, un letto, un armadio, qualche oggetto e delle finestre-schermi che modificano il paesaggio. La casa, contribuisce così a definire il sé e l’agire dell’abitante della città immaginaria.

Monowe (the residence, the lodge, the shelter) è una riflessione non solo sull’uso dello spazio, ma sul senso dell’abitare. Molte sono le definizioni che sono state date della casa, a partire da Gaston Bachelard in La poetica dello spazio, che la descrive come "il nostro angolo di mondo, nostro primo universo", "guscio" entro cui riparare e ritrovarsi. Ma come si configura lo spazio più intimo all’interno di una città dove l’unica alterità è rappresentata proprio dalla citta? Qual è il ruolo della residenza in una città che ti corrisponde in tutto? La mostra intende ridefinire la funzione dell’abitazione, estendendola oltre i suoi limiti fisici, espandendone il perimetro al di là delle pareti, mettendo in discussione il concetto stesso di dimora.


Ludovica Carbotta (Torino, 1982) vive e lavora a Barcellona. Carbotta ha conseguito un Master of Fine Arts alla Goldsmiths University di Londra (2015). Il suo lavoro è stato esposto in diversi spazi pubblici e privati, tra cui Drawing Center (New York), EACC (Castelló de la Plana), La Casa Encendida (Madrid), Mambo (Bologna), Palazzo Fortuny (Venezia) Kunstlerhaus Museum (Graz), Museo MAXXI (Roma), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Hangar Bicocca (Milano), Dublin Contemporary (Dublino), Matadero (Madrid), Istituto Svizzero (Roma), Les Instants Chavirés (Parigi). Tra le personali: Monowe (the residence, the lodge, the shelter), Fondazione smART – polo per l’arte, Roma (2019), Artissima Present Future, Torino (2018), Marselleria, New York (2018), Marta Cervera Gallery, Madrid (2017), ON Public - Monowe, Bologna (2016), A motorway is a very strong wind, Care Of, Milano (2014); Vitrine 270° -
Without Walls, Galleria Arte Moderna, Torino (2013);Greater Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2011).
E’ co-fondatrice del Progetto Diogene, un programma internazionale di residenze in spazi pubblici (Torino – www.progettodiogene.eu) e The Institute of Things to Come, un centro di ricerca su scenari futuri (www.theinstituteofthingstocome.com). E’ stata vincitrice del Ariane de Rothschild Prize, Milano (2011), Premio Gallarate (2016), International Fellowship Gasworks, Londra (2016), e ha ricevuto una menzione speciale al Premio ITALIA, Museo MAXXI, Roma (2016). Dal 2017 è ricercatrice all’Accademia Jan Van Eyck, di Maastricht, nel 2018 è stata vincitrice del New York Prize, ISCP/Columbia University.

Orizzontale è un collettivo di architetti con base a Roma, il cui lavoro attraversa architettura, paesaggio, arte pubblica e autocostruzione. Promuove dal 2010 progetti di spazi pubblici relazionali, dando forma ad immagini di città dismesse o inedite. Questi progetti sono stati terreno di sperimentazione per nuove forme di interazione tra gli abitanti e i beni comuni urbani, e al tempo stesso occasione per mettere alla prova i limiti del processo di creazione architettonica. Orizzontale ha costruito e sviluppato progetti in Italia, Spagna, Germania, Austria, Grecia, Ucraina, Portogallo, Olanda. “8 1⁄2”, il teatro mobile costruito da orizzontale nel 2014, è risultato vincitore del premio internazionale Young Architects Program (“YAP MAXXI 2014”) indetto dal Museo MAXXI e dal MoMA PS1. Nel 2016 il progetto “Prossima Apertura” di orizzontale ha vinto il concorso “Periferie” indetto da MIBACT e CNAPPC per l’area di Aprilia attualmente in fase esecutiva. Orizzontale ha ricevuto nel 2018 dal CNAPPC, nel contesto della Biennale di Venezia, il premio come “Giovane Talento dell’Architettura Italiana”.
Orizzontale è composto da: Giuseppe Grant, Margherita Manfra, Nasrin Mohiti Asli, Roberto Pantaleoni, Stefano Ragazzo.
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