Life, Still

Fino al 25 maggio
Mostra terminata

“ Nel protestare contro una guerra, possiamo credere di essere una persona pacifica, un vero rappresentante della pace, ma questa nostra presunzione non sempre corrisponde alla realtà.
Osservando in profondità ci accorgiamo che le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza.
Se noi non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace. ”
Thich Nhat Hanh

La devastazione causata dalla guerra è protagonista assoluta degli scatti presentati nella mostra Life, Still che Alessio Romenzi realizza tra dicembre 2017 e aprile 2018 a Mosul, Raqqa e Sirte. L’autore ritorna in queste città dopo la fine del conflitto per documentarne il disfacimento, che egli stesso definisce "uno scenario di distruzione apocalittica".

Nel racconto di ciò che rimane, Romenzi metabolizza la capacità di sintesi dell’immagine, derivante dalla sua passata esperienza di fotoreporter, per affrontare una riflessione più profonda e meditata, offerta dall’osservazione a distanza. Infatti, la serie supera intenzionalmente lo svolgimento delle azioni belliche, per interrogarsi sulle loro conseguenze. Il cortile della scuola nel quartiere di Ghiza e la sala interna del centro conferenze Ougadougou III a Sirte, gli esterni del Palazzo delle assicurazioni governative e la Moschea a Mosul, centri propulsori di attività pedagogiche, culturali, religiose, e politiche sono segnati dalla guerra. Il ponte Al Shohada di Mosul, sospeso in un’atmosfera crepuscolare, crolla sotto il peso delle bombe. Tra scheletri di palazzi e cumuli di macerie, si intravede il ricordo di quanto è accaduto: la saracinesca alzata di un negozio, un semaforo ancora in funzione, la vita delle persone al confine con la guerra. Sono queste le "insopprimibili esistenze" di cui Giovanna Calvenzi scrive nell’introduzione al catalogo Life, Still, come "reazione alla morte e una speranza di futuro possibile".



Alessio Romenzi nasce a Colle Sant’Angelo in Umbria. Dopo il trasferimento a Gerusalemme, concentra la sua attività sulle primavere arabe in Egitto, Libia e Siria. Le sue immagini sono apparse sulle maggiori testate internazionali, tra cui il New York Times, Le Figaro, El Pais, Il Corriere della Sera, Internazionale, L’Espresso, Time Magazine e The Guardian. A conferma di un percorso fotografico d’eccellenza, è stato insignito di numerosi premi, tra i quali spiccano due World Press Photo (2013, 2017), l’UNICEF Picture of the Year (2013) e il Sony Award (2017). Di recente, si è occupato del fenomeno migratorio verso l’Europa e dei conflitti causati dall’Isis.
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Alessio Romenzi fotografia

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