Kronos e Kairos. I tempi dell’arte contemporanea

Fino al 3 novembre
75 giorni rimanenti

Se Kronos è il tempo che scorre, Kairos è il momento opportuno, quello in cui qualcosa di particolare accade.

Se Kronos è il tempo che scorre, Kairos è il momento opportuno, quello in cui qualcosa di particolare accade. Questa doppia definizione crea un legame, ma anche una contrapposizione, tra il tempo come quantità, Kronos, e il tempo come qualità, Kairos, lungo il corso di una dimensione storica, narrata sul Palatino, attraverso le 15 opere di altrettanti artisti italiani e internazionali invitati a partecipare, i quali hanno rielaborato o creato le loro opere in funzione del luogo: un’area archeologica particolarmente carica di grandiosi segni del passato, importante condizione di confronto.
L’allestimento suggerisce una visione del contemporaneo che dialoga con il patrimonio storico, mostrando la continuità e la stratificazione che caratterizzano la ricchezza e l’unicità del Parco archeologico del Colosseo.

Per gli antichi il tempo era rappresentato in modi diversi. In particolare si mostravano due diverse dinamiche che nelle raffigurazioni antiche si concentravano su Kronos e Kairos. Il primo è rappresentato da un terrificante titano di smisurato potere che divora uno a uno i propri figli: il futuro viene continuamente inghiottito nel passato in modo che Kronos possa preservare il proprio potere; Kairos, invece molto meno presente nell’iconografia antica, è un ragazzo con le ali ai piedi, un rasoio in mano e la testa rasata, tranne che per un ciuffo davanti, sulla fronte: per prendere Kairos si devono avere riflessi immediati e mente acuta, essere pronti ad acchiappargli il ciuffo mentre sta arrivando, veloce come il vento; una volta passato non c’è più modo di raggiungerlo. E la mano, su una nuca rasata, non trova appiglio.

La mostra “Kronos e Kairos” interviene con opere di arte contemporanea in luoghi il cui il tempo è rinchiuso in un forte dialogo con il passato. Un luogo che ha una sua costante iterazione con una serie di diverse dimensioni temporali riferibili al passato. Un altro periodo storico che il visitatore cerca di individuare. L’esposizione non vuole confrontare l’arte contemporanea con un luogo del passato, ma vuole individuare uno spazio non contestualizzato da una dimensione cronologica lineare, da un Kronos, e cercare di immergersi dentro un tempo che non diventa una cornice o un contesto neutrale in cui inserire le opere. In questo modo ci troviamo di fronte a un’antitesi dello spazio bianco. Se la cornice barocca voleva contestualizzare l’opera d’arte all’interno di un passato e il cubo bianco vuole, a sua volta, inserire l’opera d’arte all’interno dello spazio proiettato nel futuro, un contesto come quello del Parco archeologico del Colosseo dà la possibilità di mostrare l’opera d’arte all’interno di un contesto atemporale. Un’analisi del contesto in cui posizionare il contemporaneo che si deve adattare a un tessuto passato, un contemporaneo che si deve posizionare in una produzione accelerata del consumo di arte, un contemporaneo che affronta la complessità del tempo.

Gli artisti in mostra: Nina Beier - Catherine Biocca - Fabrizio Cotognini - Dario D’Aronco - Rä di Martino - Jimmie Durham - Kasia Fudakowski - Giuseppe Gabellone - Hans Josephsohn - Oliver Laric - Cristina Lucas - Matt Mullican - Hans Op de Beeck - Giovanni Ozzola - Fernando Sánchez Castillo.

Electa ©ph_studiozabalik

Jimmie Durham
Stone Foundation, 2019

Kasia Fudakowsky
Krewne, 2010

Ra Di Martino
The Stand-in, 2011

Chi ci va

Paola B.
Successiva
Precedente

Bacheca