ELISABETTA CATALANO. TRA IMMAGINE E PERFORMANCE

Fino al 22 dicembre
37 giorni rimanenti

Tra diapositive, fotocolor, stampe storiche, corrispondenza e provini d’artista, in mostra i documenti per raccontare la complessità del processo creativo di una importante fotografa

Un nuovo focus dedicato agli archivi del MAXXI che questa volta ha per protagonista Elisabetta Catalano, in collaborazione con l’Archivio Catalano.
La mostra indaga il rapporto tra la sua fotografia e la performance, proponendo i ritratti di alcuni artisti durante le fasi gestazionali del processo performativo, tra cui Joseph Beuys, Fabio Mauri, Vettor Pisani, Cesare Tacchi.Un nuovo focus dedicato agli archivi del MAXXI che questa volta ha per protagonista Elisabetta Catalano, in collaborazione con l’Archivio Catalano. In particolare, la mostra indaga il rapporto tra la sua fotografia e la performance, proponendo i ritratti di alcuni artisti durante le fasi gestazionali del processo performativo, tra cui Joseph Beuys, Fabio Mauri, Vettor Pisani, Cesare Tacchi.

Quella ritratta da Elisabetta Catalano è una società della produzione artistica e culturale, fatta di artisti, di intellettuali, di poeti e delle opere riflesse nei loro volti. Il ritratto di una libera comunità del pensiero e della creazione, dove la metodologia di scatto non è distaccata visione sociologica, ma partecipazione e condivisione dei processi creativi.
Una testimonianza di questo rapporto è nei numerosi ritratti di artisti, un folto gruppo dei quali viene mostrato alla galleria Il Cortile di Luce Monachesi a Roma nel 1973. Tra loro Weiner, Gilbert & George, Boetti, Merz, Pascali, Kosuth, De Dominicis, Kounellis, Rotella, Castellani. In alcune di queste relazioni si precisano più specifici rapporti professionali, dando avvio a vere e proprie collaborazioni. Numerosi sono i casi in cui gli artisti usano immagini di Catalano per realizzare un’opera d’arte. Soprattutto negli anni Settanta Catalano realizza per vari artisti sequenze fotografiche, spesso ricostruite o nate nel suo studio, che documentano azioni e performance. Nel suo studio nasce un vero e proprio genere, la performance in studio, a porte chiuse, senza pubblico, fatta per l’esito fotografico, per essere tramandata e non consumata, in un muto dialogo tra le iconografie dell’artista e l’occhio della fotografa. È proprio l’identità di ritrattista di Elisabetta Catalano a interessare gli artisti in un’epoca in cui il corpo e il volto umani divengono i materiali privilegiati dell’arte.
Il nitido linguaggio fotografico di Catalano conferisce permanenza ad azioni altrimenti effimere fermando l’attimo nella posa. Come nei ritratti rivela un notevole intuito psicologico che coglie l’interiorità della persona così in questa tipologia di lavoro emerge un’acuta interpretazione dell’opera degli artisti.



ph. Elisabetta Catalano, Joseph Beuys, Scultura invisibile, performance in studio, 1973 (part

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