Chaussures italiennes - Sylvie Fleury

Fino al 30 giugno
Mostra terminata

Prima mostra personale in Italia dell’artista Sylvie Fleury.

L’approccio di Fleury consiste in un’iniziale rappresentazione di una forma caratteristica che viene successivamente arricchita, ingrandita e sviluppata attraverso l’uso di diversi media. La forma, il colore e il graphic design di scarpe, rossetti, carrelli della spesa o delle riviste di moda diventano sistemi visivi di rappresentazione indipendenti e a sé stanti, entrando così in un nuovo ambito estetico.

Le opere di Sylvie Fleury re-inventano costantemente le nostre relazioni con le opere d’arte sfruttando un intelligente senso della messa in scena: un atto di rimozione di segni e oggetti, una deviazione di significato dei codici, prospettive o stili di vita e una forte evocazione del corpo tra presenza, perdita e assenza, intrattenendo una particolare relazione con lo spazio.

Mediante l’offuscamento dei confini tra arte e moda, il suo intento non è quello di aprire il mondo dell’arte a quello della moda, ma piuttosto di sottolineare le differenze fra i due: non si può vivere un’esperienza estetica osservando la moda. Gli oggetti, come le opere, chiamano in gioco l’intelletto e, allo stesso tempo, ci invitano a riflettere su cosa significhi il processo cognitivo della comprensione stessa.

In tal senso, i lavori di Fleury non sono un’appropriazione ma piuttosto una personalizzazione, nel senso che viene aggiunto qualcosa: “[…] oggigiorno il readymade è diventato un’opzione veramente aperta per gli artisti. Ci sono così tanti modi diversi per creare un readymade”, dice l’artista.

Il titolo della mostra è connesso, seppur non limitato, a un importante lavoro intitolato Retrospective: si tratta di una scarpiera nella quale l’artista ha inserito le sue scarpe con tacco alto più stravaganti, indossate durante i vernissage e le sue performance riepilogando, in parte, l’idea alla base della mostra.

Per la sua personale a Roma, Sylvie Fleury occuperà le sale espositive fino a giugno, con Retrospective e altri lavori provenienti dalla sua prolifica produzione: opere realizzate appositamente per la mostra convivono insieme ad altre tra le più rappresentative. Sarà anche un’occasione per il pubblico di vedere il suo lavoro Miracle: un neon viola di grandi dimensioni installato nella Villa nel 2016, che ha illuminato ed emozionato il pubblico romano per tre anni.

Sylvie Fleury è nata nel 1961 a Ginevra, dove vive e lavora. Ha tenuto mostre personali presso istituzioni artistiche internazionali a partire dai primi anni ’90, tra cui la Neue Galerie am Landesmuseum, Graz (1993); Le Consortium, Dijon (1994); il MAMCO, Ginevra (1996 e 2008); il Migros Museum für Gegenwartskunst, Zurigo (1998); il Kunstmuseum Sankt Gallen (2000); il Museum für Neue Kunst/ZKM, Karlsruhe (2001); Le Magasin, Grenoble (2001); e il CAC Málaga (CAC Málaga (2001).

Ha partecipato a numerose mostre collettive in tutto il mondo e all’esposizione “Aperto” alla Biennale di Venezia nel 1993 e alla Biennale di San Paolo nel 1998. Le sue opere sono incluse in collezioni pubbliche come il Museum of Modern Art di New York; il ZKM Center for Art and Media, Karlsruhe; Daimler Contemporary, Berlino; il Migros Museum für Gegenwartskunst, Zurigo; il MAMCO, Ginevra; e il Museum of Applied Arts/Contemporary Art, Vienna e il Bass Art Museum, Miami.

Sylvie Fleury ha ricevuto nel 2018 il prestigioso premio svizzero Meret Oppenheim.
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