Ō - SIGHA e KANGDING RAY - MUSICA DANZA ARTE

Friday 21 September ORE 19:00

L’interiezione Ō! esprimeva in latino un’ampia gamma di emozioni: gioia, dolore, desiderio, ammirazione, stupore. Un’invocazione, un’esclamazione!
Ō è una cellula, una monade, ma è anche un cerchio, un insieme, un anello, un girotondo. È l’ossigeno, l’acqua che scorreva nelle Terme di Diocleziano, è una bollicina. Ō è l’unione degli opposti, due persone che si abbracciano, è il disco del sole e della luna, la volta celeste, il segno del sacro, la strada ciclica degli dei, traccia del tempo eterno, del rito e del mito. Ō evoca le stagioni, ritma l’armonia dei pianeti.
Occhio, bocca. Una nota, una danza. Il centro della città. Una forma semplice e complessa, compiuta, primordiale.
Ō ha l’ambizione di ripopolare le Terme di Diocleziano, di vivificarle della presenza di donne e uomini che si ritrovano per farsi del bene. Come fu un tempo, le Terme saranno un luogo di unione, di prosperità, aperto a tutti.

21 SETTEMBRE - SIGHA e KANGDING RAY - Techno, sperimentale

Progetto: Sigha & Kangding Ray sono Neon Chambers.
Due delle principali stelle della techno contemporanea uniscono le forze
per formare uno show completamente nuovo, imperniato sulla fusione
di sonorità future e sintesi di precisione destinata alla dancefloor più avveniristica. Entrambi gli artisti si sono costruiti una carriera fruttuosa scandagliando lo spazio fra il sound design a tutto tondo e le sonorità più industriali da dancefloor, spesso sovrapponendo tematica ed estetica.
Il progetto di David Letellier, Kangding Ray, è noto soprattutto per i lavori legati a Raster-Noton & Stroboscopic Artefacts, e per i remix per Mute & Warp Records; mentre l’ultimo lavoro di Sigha – vero nome James Shaw
– l’LP del 2017 Metabolism, acclamato dalla critica e uscito per Token, rappresenta il meglio dell’artista britannico, una straordinaria dimostrazione di conoscenza emotiva e competenza tecnica.
L’accoppiata promette di spingere più in là i limiti del genere: un’entusiasmante avventura tecnologica da parte di due artisti in piena forma che vede entrambi i produttori volgere lo sguardo in avanti pur rimanendo saldamente radicati alla pista da ballo.
Biografie:
Sono pochi i musicisti capaci come David Letellier di esplorare le convergenze fra musica techno e sperimentale. Noto come Kangding
Ray, produce da quasi un decennio, esclusivamente su Raster-Noton e Stroboscopic Artefacts. La linea estetica di queste due label rappresenta
in modo emblematico le sonorità complesse di Kangding Ray – si tratta
di un’estetica che mette alla prova i suoi stessi confini, evolvendosi incessantemente nell’esplorazione delle tessiture, del ritmo e del sound design. Le basi di Letellier – il rock e la musique concrète – conferiscono
alla sua musica una vitalità e un’originalità che ha conquistato i fan di
tutto il mondo, dagli amanti dell’avant-garde-electronica fino ai clubber
più appassionati. KR è anche noto per i suoi remix di artisti come Battles
on Warp, Ben Frost su Mute o Inigo Kennedy su Token. Chi segue Letellier dal suo album di debutto nel 2006, Stabil, riconoscerà non solo il suo approccio meticoloso al sound design, in costante evoluzione, ma anche la profondità concettuale che caratterizza le sue produzioni. Con una serie di EP e album recenti, culminati con l’acclamato Solens Arc, KR ha dimostrato la sua capacità di tener fede al suo approccio artistico pur producendo tracce da club, dirette e potenti, e paesaggi sonori scuri e cinematografici. Con Cory Arcane del 2015 ha spinto ancora più in là i limiti del suo
sound. Abbandonando le strutture ritmiche standard e i modelli tonali convenzionali, ha prodotto quello che è forse la sua creazione più sofisticata ad oggi: un universo ruvido e viscerale che consente un dialogo più fluido fra l’anima e le macchine.
Hyper Opal Mantis del 2017, uscito su Stroboscopic Artefacts, segna una nuova era per Kangding Ray, che qui esplora la tensione fra naturale e artificiale, fra corpo e mente – temi centrali nella musica elettronica in generale e nella techno in particolare. I mezzi della creazione, concentrata sulla tecnologia e le interazioni con le macchine, sono in contrasto con la risposta emotiva al suono, con le ritualità mistiche della danza collettiva, con l’ethos della liberazione e della tolleranza insite nella cultura che le ha prodotte.
Come lui stesso si descrive in una recente intervista: “Da un paio d’anni
a questa parte ho iniziato a muovermi verso le frange più esterne della
club culture, laddove questa si avvicina a vari generi sperimentali e d’avanguardia. Ho intenzione di continuare a esplorare quell’area da battitore libero, ma volevo anche restituire qualcosa alla scena, qualcosa di forte, di bello e utile al tempo stesso, con abbastanza carattere da risultare entusiasmante.”
Da qualche tempo a questa parte Sigha (DJ and Live - Our Circula Sound, Token, Blueprint - London, UK) è andato esplorando la relazione fra funzionalità e arte nel genere techno. James Shaw è emerso dalla fiorente scena londinese post-Dubstep nel 2009, con una serie di release eseguite con grande cura che da subito hanno evidenziato l’interesse incessante del produttore nei confronti del sound design più complesso e delle tonalità più studiate.
Al cuore del lavoro contemporaneo dell’artista si trova la nozione di metodo, di sviluppo umano e catarsi rituale attraverso la ripetizione. Un elemento essenziale dell’approccio artistico di Shaw è la spiritualità esoterica. Il sobrio massimalismo e la profondità cavernosa delle sue recenti produzioni da dancefloor traggono ispirazione tanto dai tradizionali luoghi di culto quanto dall’architettura irruente, brutalista dei luoghi europei del clubbing. Fissati alla base da potenti linee di basso, i segnali distorti del white
noise si elevano e avvolgono le periferie sonore mentre i motivi dominanti profondamente emotivi – ormai un suo tratto caratteristico – innalzano e fanno della sua musica molto di più che la mera somma delle sue parti. Oltre al suo lavoro come produttore, Shaw ha talento da vendere sia come DJ che come live performer. I set veicolano la stessa straordinaria energia dei lavori registrati dell’artista, alternando uno stile prolungato di mix a momenti di dinamismo intuitivo, per costruire un crescendo di tensione
sulla pista. Durante i live, Sigha usa molti strumenti, vitali per il suo metodo di produzione, amalgamando una complessa sintesi modulare a una serie scelta di drum machines e effetti per offrire al pubblico una versione coesiva e profondamente moderna di una performance techno dal vivo.
Nel corso degli anni l’articolazione dei vari alias di Sigha è servita a creare la sua visione di uno spazio in cui gli ideali romantici del post-Rock e della New Wave possano convivere insieme alla techno industriale più decisa,
alla Noise e alla Drone in senso ampio. Se sotto l’alias A Vision of Love Shaw esplora le sonorità più industriali, su una serie in due parti per la label Avian di Guy Brewer, il suo lavoro firmato Faugust lascia invece intravedere le sue tendenze più squisitamente cerebrali con una serie di registrazioni proto- Shoegaze.
In quanto Sigha, alleatosi con la leggendaria etichetta Blupeprint di James Ruskin – che ha ospitato anche i protagonisti della scena Surgeon &Oliver Ho, ha prodotto una serie di creazioni aperte, pescando dalla ricca tradizione della techno moderna e propulsiva. A Series of Desecrations, uscita su Our Circular Sound, di proprietà dello stesso produttore,
è probabilmente la lavorazione più curata della sua produzione più apertamente aggressiva – creata evitando la registrazione in alta fedeltà e scegliendo invece una finitura asciutta, caustica, per dipingere un ritratto puro e inalterato del genere in quanto musica da club.
Ulteriori release su etichetta Avian perfezionano questo approccio bipartitico all’estetica della produzione. The Purification Loops del 2014 sottolinea gli elementi più decisi del lavoro di Shaw – con le forti percussioni elettroniche a costituirne la spina dorsale e scoppi di white noise che appare e scompare dagli arrangiamenti. Droni furtivi e un uso attento del riverbero collegano questo materiale e le derivazioni techno nella release dell’anno successivo. L’EP offre un esame più introspettivo sia della discografia dell’artista sia del genere in sé.
Come suggerito dal titolo, la musica si ispira ai presupposti più riconoscibili del canone della techno – ma tende anche a rimescolare le idee più tradizionali su forma e struttura. Il kick drum, onnipresente, picchia forte
– oppure talvolta semplicemente non esiste e lascia lo spazio alla linea
del sintetizzatore che si insinua fra le sonorità, sconnessa e inconsueta, provocando un crescente senso di soffocata isteria.
Più recentemente, Shaw ha trovato una nuova casa per le produzioni come Sigha: l’etichetta belga Token. Da molti punti di vista le recenti release Our Father e Christ Figures possono sembrare una sorta di sunto – un distillato ricco e metodico delle più sottili sfaccettature del lavoro dell’artista. Impregnato degli stessi, potenti ideali di romanticismo e rigenerazione ma con un tocco decisamente concreto, il materiale porta tutti i segni distintivi di un artista che sta per compiere un nuovo passo creativo.

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